Le email vengono chieste direttamente dal negoziante

Mi sono imbattuto casualmente in questa storia molto interessante dove una catena di negozi ha incominciato mesi fa a chiedere le email ai propri clienti direttamente alla cassa del negozio mentre i clienti sono in fila a pagare, per poi mandare le loro newsletter con le novita’ e promozioni.

Il Vice Presidente del marketing di quella catena ha affermato che loro ritengono che ogni email di ogni cliente vale circa 18$ e ne hanno raccolte a vagonate!

Leggete la storia completa.

Il marketing sta cambiando

Un ottimo video recensito da Mauro Lupi dove illustra il motivo per il quale per le aziende sia importante dialogare online con i propri clienti. Va pian piano delineandosi il nuovo modo di fare marketing e i contenuti diventano sempre pi‚Äöà√∂≈ì√Ñ imprtanti per “connettersi” sulla stessa frequenza dei propri clienti.
Sintetizzando il suo motto é:
- Abbassa il volume
- Ascolta le persone
- Apri le porte dell’azienda

Le metriche dell’email marketing: é una questione…

Il vantaggio che l’email marketing vi da rispetto ad altre forme di marketing risiede nel fatto che é misurabile. Questo concetto lo avrete visto e letto in tutte le salse specie se avete partecipato a convention o se avete letto i benefici di chi offre questo servizio.

Ma vi siete mai chiesti come viene misurato? Io mi sono soffermato spesso a pensare a questa domanda sia per dare delle risposte valide ai miei clienti, sia per valutare da solo il successo o meno di una campagna pubblicitaria.

E’ vero che si tracciano le aperture delle mail, i click sui link suggeriti, le cancellazioni dalle nostre liste, le conversioni da semplici utenti a clienti, i rimbalzi delle nostre mail (bounce) e fin qui non ci sono problemi, ma come si fa a passare dai dati in nostro possesso alle percentuali statistiche? I tassi percentuali dei click si calcolano sulle email inviate o sulle quelle ricevute o su quelle aperte? E i click si contano quelli unici o quelli complessivi?

Sembra banale farsi queste domande, ma pensate ai benchmark: come si fa a valutare la prestazione di una mia campagna rispetto a quelle altrui se io traccio le mail in modo diverso?

L’anno passato allo IAB , durante un seminario sull’email marketing sono state poste queste domande: “Esiste uno standard per le metriche?” La risposta fu negativa “NON ESISTE NESSUNO STANDARD”, pertanto é sufficiente chiedere come vengono calcolate le statistiche direttamente al fornitore del servizio in modo da sapere nel dettaglio come valutare le prestazioni di una campagna.

Giorno fa mentre gironzolavo in rete alla ricerca di informazioni sul web marketing ho trovato sul sito ufficiale della IAB Americano una lista di definzioni delle metriche per la valutazione di una campagna. Ora posso dire che la stragrande maggioranza dei dati statistici che arrivano dall’america hanno un certo significato e posso farmi idea di massima quando li paragono ai dati che mi escono per le mie campagne.

PageRank diminuito!!!

Le ultime news dal mondo SEO dicono che alcuni siti importanti o meno, hanno subito una diminuizione del page rank significativa. La motivazione di tale diminuizione sembrerebbe essere dovuta dalla vendita di link a pagamento, una piccola domanda che mi chiedo poi é come fa google a sapere se un link é stato messo in vendita o meno?

Sembrerebbe ( e qui il condizionale é d’obbligo) che siano stati penalizzati molti portali e blog famosi tipo quelli sui Comunicati Stampa e quelli relativi agli Article Markeing. Nel mio corso in vendita sul sito http://www.listbuilding.it dedico un capitolo intero sull’importanza di questo tipo di siti e sul come devono essere usati per moltiplicare le proprie conversioni e visite sui propri siti ( vi invito a studiarlo con molta attenzione ).

Il comune denominatore tra questi siti che si sono visti diminuire il proprio page rank sono a mio parere due fattori principali:

  • Tutti hanno molti collegamenti verso l’esterno e che a detta dei rispettivi proprietari non sono stati venduti
  • La diminuizione del PageRank , sempre secondo i proprietari dei siti, non dipende dal calo di visibilità verso i motori di ricerca

Ipotizzando che questi due fattori siano veri mi sono dato una spiegazione personale, ossia penso che Google non abbia penalizzato questi siti per l’ipotesi della vendita di link ma al contrario abbia dato loro un peso specifico inferiore in modo da non penalizzare il funzionamento dell’algoritmo di Google stesso che in un modo o nell’altro va a toccare tutta la teoria della tecnica del Link Popularity.

Come spiegato nel corso avanzato sul mio sito la tecnica della Link Popularity é la più importante e potente che oggi ci sia per spingere verso l’alto i siti, non entro nel detaglio perché dovrei scrivere intere pagine di Blog e non a caso ci sono oltre 30 pagine di spiegazione nel corso da me venduto.
Il concetto chiave di questa tecnica a quanto pare si é dimostrata molto più dfficile in quanto sono nati ulteriori fenomeni che possono incidere a modificare i parametri che gli spider vanno a memorizzare nei datacenter come per esempio il google bombing.
Pertanto questo metodo che in teoria é giusto é altamente influenzabile manualmente dalle persone che dedicano la loro attivita al SEO.

Per dirla in breve, hanno trovato il modo per agirare i controlli di google e influenzare le sue decisioni, non a caso negli ultimi tempi sono nate milioni di directory non a pagamento dove le persone andavano ad inserire l’URL dei propri siti. Se ci fate caso, anche i blog nell’ultimo anno hanno avuto un boom di nascite e guarda caso il boom é venuto dopo aver saputo che Google da peso anche questa tipologia di pagine per il posizionamento.

Ora cosa é successo?

Google si é resa conto che é molto facile ottenere link che puntino ai propri siti e quindi sta correndo ai ripari, ovviamente la stessa Google é conscia che le directory sono diverse dalle piattaforme di articles marketing e forum in quanto in quest’ultime presentano molto testo da indicizzare e quindi penalizzarle significa rendere visibile una mole di siti non indifferente. Per dare una spiegazione a queste diminuizioni di PageRank potremmo ipotizzare che gli analisti di Google abbiano agito in questo modo:

  • Individuare i siti caratterizzati da molti link in uscita, ma anche molti contenuti.
  • Rasccogliere tutti quei siti che presentano una grande mole di link in uscita
  • Diminuire l’influenza sul posizionamento abbassando il peso relativo che in media Google da ai link in uscita a tutti i collegamenti uscenti da questi siti
  • Continuare ad indicizzare questi siti sospetti nei risultati del motore di ricerca

Quindi l’idea che mi sono fatto su questo evento é che Google non abbia inviato nessun’ammonizione, bensì ha modificato il parere su ciò che esce dai loro siti limitando in parte il peso relativo che incide sulla tecnica della Link Popularity

L’arte del posizionamento sui motori di ricerca

Convertire i propri visitatori in clienti tramite un sito web, é di vitale importanza ma il primo comandamento é far arrivare gli utenti sul nostro sito. Ecco quindi che Davide Bozzi vi aiuterà a capire meglio alcuni concetti chiave.

Inviare le nostre mail in HTML o in formato testo?

Questo é un quesito che, spesso, chi deve affrontare l’invio di una camapgna di email marketing si pone.

Il quesito nasce dai vari pro e contro che i due formati presentano, sia legati ad aspetti tecnici, sia legati ad aspetti riguardanti l’immagine e la comunicazione.

Un interessante case history pubblicato su Marketing Sherpa evidenzia come, integrando i due formati, si possano ottenere ottimi risultati. L’articolo in inglese é disponibile gratuitamente solo fino al 2 ottobre 2007.

Dividere la lista di distribuzione creando sotto-livelli.

Un modo molto efficace per incrementare l’efficacia di una campagna di email marketing é quello di segmentare le liste di distribuzione.

Segmentare una lista significa spezzarla in due o più liste minori raggruppando gli iscritti per interessi comuni o per dati anagrafici o per interesse dimostrato verso le precedenti campagne etc.

Operando in questo modo é possibile indirizzare comunicazioni mirate sugli specifici interessi degli iscritti, oppure fare apposite campagne per premiare gli utenti più attivi o coinvolgere quelli inattivi.

La segmentazione ci permette di conoscere più a fondo i destinatari delle nostre e-mail aiutandoci a fornire loro informazioni sempre in linea con i reali interessi dimostrati.

I risultati di una buona segmentazione possono essere strabilianti.

Insieme ad un cliente, proprietario di un albergo in Toscana, abbiamo cercato di dividere la lista dei contatti e raggruppare i destinatari in segmenti omogeni. In seguito abbiamo fatto alcune campagne specifiche indirizzate ai singoli gruppi e, sulla base dei risultati ottenuti, abbiamo individuato i gruppi pi‚Äöà√∂≈ì√Ñ attenti alle iniziative dell hotel.

Ad oggi le newsletter vengono spedite solo ai gruppi pi‚Äöà√∂≈ì√Ñ attivi. Il risultato di questa segmentazione é stato un incremento del clickthrough superiore al 34%.

Email Marketer’s Club, un network per gli amanti del business online

E’ nato un nuovo Network per tutti gli amanti dell’argomento Email Marketing. Amante si fa per dire visto che l’email marketing é uno degli strumenti per cui non si può fare a meno.
Tamara Gielen l’ideatrice di Email Marketer’s Club é stata per 5 anni la responsabile dell’Email Marketing in eBay in Belgio, ed ha il suo blog qui BeRelevant: Email Marketing Best Practices.

Io mi sono iscritto da pochi giorni, e devo dire che ho trovato delle cose molto interessanti e vi darà modo anche di contattare altre persone di tutto il mondo appassionati all’argomento dell’Email Marketing .

Spam voluto o ignoranza totale?

Ammetto che chi fa spam lo fa in modo professionale, ma ammetto anche che tantissime aziende fanno spam e non lo sanno o meglio/peggio, sono convinte che, inviare una email ad un indirizzo preso dal web, sia del tutto legittimo.

Questa convinzione deriva dal fatto che internet é considrata libera e, di conseguenza, i contenuti in essa reperibili sono di pubblico dominio e liberamente utilizzabili.

Una prova? L altro giorno ho ricevuto una e-mail promozionale all indirizzo del blog da parte di un azienda che voleva pubblicizzare un sistema innovativo di viral marketing. Ho risposto che stavano commentendo un illecito e ho richiesto che l indirizzo venisse cancellato. In risposta mi sono sentito dire:

I suoi dati sono stati reperiti da Web che lei o chi le ha fatto il sito /blog ha inserito … o da suoi colleghi che l’hanno inserita nei loro contatti…Fino a prova contraria la rete é libera e sapere trovare informazioni non é un reato
Questa risposta mi ha fatto capire che tante aziende non sanno quello che fanno. Ci sono tantissime pronunce del garante della privacy che negano in modo categorico affermazione come quella riportata dal responsabile aziendale di turno.

Giusto pochi giorni fa é stata pubblicato tra le news di agosto sul sito www.garanteprivacy.it un articolo intitolato Nuovi interventi del Garante contro lo spamming in cui, tra l altro, si legge:

Il Garante [doc. web n. 1424068], in seguito alla segnalazione di un utente che lamentava la ricezione di e-mail pubblicitarie indesiderate, ha vietato il trattamento dei dati ad un sito Internet che promuoveva libri. Chiamata a dar conto del proprio operato l’azienda dichiarava di utilizzare una mailing list per l’invio mensile di un messaggio “memo” relativo ai libri presentati sul sito e, ritenendolo lecito, inviava ai nuovi utenti, reperiti in rete, un messaggio pubblicitario, insieme alla richiesta del consenso.
Nel vietare il trattamento dei dati il Garante ha ribadito non si possono inviare e-mail per pubblicizzare un prodotto o un servizio senza aver prima ottenuto il consenso del destinatario, e che é necessario ottenerlo prima di effettuare qualunque uso dell’indirizzo di posta elettronica.”

Più chiaro di così…

Come analizzare le prestazioni di una campagna pubblicitaria

Nell analisi delle statistiche di una campagna di email marketing si prendono in considerazione valori come aperture, click e conversioni e analizzadone gli andamenti si valuta il successo o meno di una camapgna rispetto ad un altra.

Questo é l approccio forse pi‚Äöà√∂≈ì√Ñ semplice per valutare le attività di email marketing, ma é superfciale perché non ci permete di capire dove e come questi valori si formano.

Ad esempio, un analisi di questo genere, in caso di caduta vertiginosa dei tassi conversione, potrebbe portare alla conclusione di dover incrementare la lista a cui inviare le email per ovviare al calo delle richieste. Questa conclusione per‚Äöà√∂‚Äö√¢¬ß non sempre é corretta, vediamo perché.

Dall invio delle email alla conversione si verificano diversi eventi, ognuno dei quali capace di per sé di influire sulle prestazioni della campagna. E quindi fondamentale capire, passo dopo passo, cosa succede dopo aver inviato le nostre email.

Lo strumento che ci viene in aiuto in questa analisi é il funnel. Il funnel ci permette di analizzare il flusso di dati statistici dall invio fino alla richiesta, evidenziando i punti critici del processo.

Utilizzando il funnel riusciamo quindi a sezionare i singoli punti che portano alla conversione.

In questo modo, se in un futuro invio le conversioni dovessero calare, potremo identificare in modo agevole il motivo. Ad Esempio:

  • A parità di invii calano le aperture
  • A parità di invii e aperture cala il Click Through
  • A parità di invii, aperture e clickthrough cala il numero di utenti che accede alla form e cos‚Äöà√∂¬¨¬Æ via

Questo ci permette anche di capire dove intervenire per migliorare le prestazioni e soprattutto ci permette di capire che non sempre per ovviare ad un calo di conversioni é sufficiente incrementare il numero di invii.

Questo é ancora pi‚Äöà√∂≈ì√Ñ vero se teniamo in considerazione che, avendo a disposizione poco tempo, é molto pi‚Äöà√∂≈ì√Ñ semplice ottimizzare il processo piuttosto che incrementare la lista di contatti.

 Page 4 of 5 « 1  2  3  4  5 »
This blog has been fine-tuned by 1 WordPress Tweak