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Corso di Web Marketing

Che dire… sto lavorando tanto ( ringraziando Dio ) ed il tempo per scrivere i miei articoli scarseggia sempre.

Intanto se volete, guardatevi la presentazione del mio corso di web marketing ed email marketing e ditemi cosa ne pensate.

DMOZ Directory… riapre le porte delle segnalazioni

Avrete letto il mio ultimo post rivolto piu’ che altro alla notizia dell’apertura del sito ListBuilding Profits e della mia sfida alla scalata dei motori di ricerca. Con rammarico avevo sbattuto al muro di DMOZ che non ha voluto sapere di accettare la mia segnalazione. Per chi non lo sapesse i siti vanno pubblicizzati e indicizzati soprattutto nelle directory e nei social network per guadagnare posizioni.

Ebbene finalmente DMOZ ha risolto i suoi problemi tecnici e sembrerebbe che abbia ricominciato a lavorare a pieno regime.
Vi ricordo che per essere inseriti dentro la directory in questione si deve rispettare le guidelines,per evitare perdite di tempo vostre e di chi manualmente inserisce i vostri siti.

Per chi ha le idee poco chiare sul mondo dell’internet marketing e magari vorrebbe saperne di piu’ vi consiglio il corso gratuito di 7 lezioni presente sulla homepage. Se magari riesco a trovare un po’ di tempo aggiorno anche il layout di questo blog che per ora ha le forme del template originale.

Email Marketing: Performance sott’occhio

Il marketing via mail non é sempre un impresa facile visto che qualunque azione di DIRECT MARKETING va studiata prima nei minimi dettagli e non a caso nel mio libro che vendo su localhost ci spendo un intero capitolo a spiegare le varie tecniche e gli errori più comuni.
Molti dimenticano che é necessario riflettere sempre prima ai propri obiettivi, pianificando tutta la campagna pubblicitaria per individuare il giusto target. Il linguaggio, il tono, la punteggiatura e il modo di esporre le cose é di vitale importanza per non arrecare fastidio ai nostri clienti.
Oggi, anzichè parlare sullo stile delle proprie comunicazioni (anche qui c é un intero capitolo nel corso professionale messo in vendita sul mio sito), parlerò degli aspetti relativi a ciò che accade dopo l’invio delle mail.

Ogni azione che si compie durante una campagna di email marketing va analizzata attraverso degli indicatori. La parola stessa ci fa capire che questi indicatori ci aiutano a sapere se ciò che stiamo facendo sta avendo successo oppure no. Per intenderci se il tasso di apertura delle nostre mail é molto basso, é evidente che abbiamo sbagliato a scegliere il titolo della mail e che quindi risulta poco incentivante.

Il fattore psicologico gioca un ruolo chiave e la scelta del titolo é importantissima. Lindicatore di apertura quindi é importante ed é solo uno dei tanti indicatori che abbiamo a disposizione.

Di seguito ve ne elenco qualcuno

  • Tasso di apertura: é il valore indicante la visualizzazione dellemail e funziona anche se un utente non apre effettivamente il messaggio. Basta che lo visualizzi nellanteprima del programma di posta elettronica. Più il messaggio é pertinente allargomento per il quale il mittente si é iscritto alla nostra mailing list e più il tasso di apertura tende a salire.

    Va detto però che se il messaggio é pertinente e il titolo é poco chiaro o poco persuasivo, il messaggio avrà un tasso di apertura basso. Anche lorario di spedizione e il giorno sono importantissimi.
    Se spedite un messaggio alle 13 di Lunedì troverete l80% delle persone sul posto di lavoro e probabilmente quando arriveranno a casa avranno altro da fare che leggere la vostra mail.

  • Tasso di ri-apertura: é il tasso di apertura per persona, che ci consente di individuare quante volte il medesimo destinatario ha aperto lemail.
  • Tasso di consegna: Indica quante mail sono state realmente recapitate e consegnate. Se al momento delliscrizione alla vostra lista di contatti non avete inserito l’opzione double opt-in, tutte le mail allinterno del vostro database non saranno state confermate e quindi il livello di fraudolenza (ossia la registrazione con email falsi) sarà alto.

    Di conseguenza molte spedizioni saranno vane. Se invece questa opzione fa parte nelliscrizione entrano in gioco i filtri anti spam che potrebbero bloccare le vostre mail.

    Ci sono varie tecniche per eludere questi controlli, fermo restando che io odio lo SPAM e quindi vanno usate con criterio. Ti invito a leggere il mio libro dove nel corso avanzato ci sono anche 9 lezioni audio della durata di 8 ore totali.

  • Tasso di click: Questo é il tasso che in automatico ogni marketer va a vedere perchè misura l’effettivo numero di persone che clicca sui link che forniamo.
  • Tasso di viralizzazione: questo tasso ci dà la misura della qualità del messaggio inviato. Tanto maggiore sarà la qualità, tanto é più probabile che il nostro destinatario decida di forwardare la mail ai suoi amici e conoscenti. Per qualità ci riferiamo ovviamente a qualità del contenuto e della scrittura al contempo.
  • Tasso di unsuscribe: Questo é il tasso che vorremmo vedere sempre uguale a zero visto che indica il numero di persone che si cancella dalle nostre mailing list.
  • Tasso di conversione: I LOVE IT. Questo indicatore é fondamentale. Ci indica quante persone hanno compiuto, al di fuori dellemail, lazione che noi volevamo fargli compiere. La famosa CALL TI ACTION, come ad esempio un acquisto o una registrazione.

Ovviamente quanto più maggiore sarà il tasso di conversione, tanto più dovremo essere soddisfatti per il successo della nostra azione di direct marketing.

Con questo per oggi é tutto e ne approfitto per augurare a tutti un buon Capodanno

Le email vengono chieste direttamente dal negoziante

Mi sono imbattuto casualmente in questa storia molto interessante dove una catena di negozi ha incominciato mesi fa a chiedere le email ai propri clienti direttamente alla cassa del negozio mentre i clienti sono in fila a pagare, per poi mandare le loro newsletter con le novita’ e promozioni.

Il Vice Presidente del marketing di quella catena ha affermato che loro ritengono che ogni email di ogni cliente vale circa 18$ e ne hanno raccolte a vagonate!

Leggete la storia completa.

Le metriche dell’email marketing: é una questione…

Il vantaggio che l’email marketing vi da rispetto ad altre forme di marketing risiede nel fatto che é misurabile. Questo concetto lo avrete visto e letto in tutte le salse specie se avete partecipato a convention o se avete letto i benefici di chi offre questo servizio.

Ma vi siete mai chiesti come viene misurato? Io mi sono soffermato spesso a pensare a questa domanda sia per dare delle risposte valide ai miei clienti, sia per valutare da solo il successo o meno di una campagna pubblicitaria.

E’ vero che si tracciano le aperture delle mail, i click sui link suggeriti, le cancellazioni dalle nostre liste, le conversioni da semplici utenti a clienti, i rimbalzi delle nostre mail (bounce) e fin qui non ci sono problemi, ma come si fa a passare dai dati in nostro possesso alle percentuali statistiche? I tassi percentuali dei click si calcolano sulle email inviate o sulle quelle ricevute o su quelle aperte? E i click si contano quelli unici o quelli complessivi?

Sembra banale farsi queste domande, ma pensate ai benchmark: come si fa a valutare la prestazione di una mia campagna rispetto a quelle altrui se io traccio le mail in modo diverso?

L’anno passato allo IAB , durante un seminario sull’email marketing sono state poste queste domande: “Esiste uno standard per le metriche?” La risposta fu negativa “NON ESISTE NESSUNO STANDARD”, pertanto é sufficiente chiedere come vengono calcolate le statistiche direttamente al fornitore del servizio in modo da sapere nel dettaglio come valutare le prestazioni di una campagna.

Giorno fa mentre gironzolavo in rete alla ricerca di informazioni sul web marketing ho trovato sul sito ufficiale della IAB Americano una lista di definzioni delle metriche per la valutazione di una campagna. Ora posso dire che la stragrande maggioranza dei dati statistici che arrivano dall’america hanno un certo significato e posso farmi idea di massima quando li paragono ai dati che mi escono per le mie campagne.

Inviare le nostre mail in HTML o in formato testo?

Questo é un quesito che, spesso, chi deve affrontare l’invio di una camapgna di email marketing si pone.

Il quesito nasce dai vari pro e contro che i due formati presentano, sia legati ad aspetti tecnici, sia legati ad aspetti riguardanti l’immagine e la comunicazione.

Un interessante case history pubblicato su Marketing Sherpa evidenzia come, integrando i due formati, si possano ottenere ottimi risultati. L’articolo in inglese é disponibile gratuitamente solo fino al 2 ottobre 2007.

Dividere la lista di distribuzione creando sotto-livelli.

Un modo molto efficace per incrementare l’efficacia di una campagna di email marketing é quello di segmentare le liste di distribuzione.

Segmentare una lista significa spezzarla in due o più liste minori raggruppando gli iscritti per interessi comuni o per dati anagrafici o per interesse dimostrato verso le precedenti campagne etc.

Operando in questo modo é possibile indirizzare comunicazioni mirate sugli specifici interessi degli iscritti, oppure fare apposite campagne per premiare gli utenti più attivi o coinvolgere quelli inattivi.

La segmentazione ci permette di conoscere più a fondo i destinatari delle nostre e-mail aiutandoci a fornire loro informazioni sempre in linea con i reali interessi dimostrati.

I risultati di una buona segmentazione possono essere strabilianti.

Insieme ad un cliente, proprietario di un albergo in Toscana, abbiamo cercato di dividere la lista dei contatti e raggruppare i destinatari in segmenti omogeni. In seguito abbiamo fatto alcune campagne specifiche indirizzate ai singoli gruppi e, sulla base dei risultati ottenuti, abbiamo individuato i gruppi pi‚Äöà√∂≈ì√Ñ attenti alle iniziative dell hotel.

Ad oggi le newsletter vengono spedite solo ai gruppi pi‚Äöà√∂≈ì√Ñ attivi. Il risultato di questa segmentazione é stato un incremento del clickthrough superiore al 34%.

Email Marketer’s Club, un network per gli amanti del business online

E’ nato un nuovo Network per tutti gli amanti dell’argomento Email Marketing. Amante si fa per dire visto che l’email marketing é uno degli strumenti per cui non si può fare a meno.
Tamara Gielen l’ideatrice di Email Marketer’s Club é stata per 5 anni la responsabile dell’Email Marketing in eBay in Belgio, ed ha il suo blog qui BeRelevant: Email Marketing Best Practices.

Io mi sono iscritto da pochi giorni, e devo dire che ho trovato delle cose molto interessanti e vi darà modo anche di contattare altre persone di tutto il mondo appassionati all’argomento dell’Email Marketing .

Spam voluto o ignoranza totale?

Ammetto che chi fa spam lo fa in modo professionale, ma ammetto anche che tantissime aziende fanno spam e non lo sanno o meglio/peggio, sono convinte che, inviare una email ad un indirizzo preso dal web, sia del tutto legittimo.

Questa convinzione deriva dal fatto che internet é considrata libera e, di conseguenza, i contenuti in essa reperibili sono di pubblico dominio e liberamente utilizzabili.

Una prova? L altro giorno ho ricevuto una e-mail promozionale all indirizzo del blog da parte di un azienda che voleva pubblicizzare un sistema innovativo di viral marketing. Ho risposto che stavano commentendo un illecito e ho richiesto che l indirizzo venisse cancellato. In risposta mi sono sentito dire:

I suoi dati sono stati reperiti da Web che lei o chi le ha fatto il sito /blog ha inserito … o da suoi colleghi che l’hanno inserita nei loro contatti…Fino a prova contraria la rete é libera e sapere trovare informazioni non é un reato
Questa risposta mi ha fatto capire che tante aziende non sanno quello che fanno. Ci sono tantissime pronunce del garante della privacy che negano in modo categorico affermazione come quella riportata dal responsabile aziendale di turno.

Giusto pochi giorni fa é stata pubblicato tra le news di agosto sul sito www.garanteprivacy.it un articolo intitolato Nuovi interventi del Garante contro lo spamming in cui, tra l altro, si legge:

Il Garante [doc. web n. 1424068], in seguito alla segnalazione di un utente che lamentava la ricezione di e-mail pubblicitarie indesiderate, ha vietato il trattamento dei dati ad un sito Internet che promuoveva libri. Chiamata a dar conto del proprio operato l’azienda dichiarava di utilizzare una mailing list per l’invio mensile di un messaggio “memo” relativo ai libri presentati sul sito e, ritenendolo lecito, inviava ai nuovi utenti, reperiti in rete, un messaggio pubblicitario, insieme alla richiesta del consenso.
Nel vietare il trattamento dei dati il Garante ha ribadito non si possono inviare e-mail per pubblicizzare un prodotto o un servizio senza aver prima ottenuto il consenso del destinatario, e che é necessario ottenerlo prima di effettuare qualunque uso dell’indirizzo di posta elettronica.”

Più chiaro di così…

Analizzare i messaggi in “bouncing”

In questi giorni mi sto dedicando ad una delle attività che periodicamente seguo per migliorare i tassi di consegna del nostro sistema di invio e-mail.

Questa attività consite nel’analizzare i messaggi di errore (bounce o rimbalzi) che gli altri mail server rimandano al nostro e che possono eessere dovuti alle cause pi?? disparate, dai messaggi dei filtri antispam, agli errori dovuti a caselle di posta inesistenti e via dicendo.

Analizzare questo tipo di e-mail é fondamentale per capire e analizzare i problemi che limitano i tassi di consegna delle e-mail inviate.

I messaggi di ritorno dei filtri antispam ci permettono di capire quali elementi del messaggio sono da modificare per poter passare il controllo dei filtri stessi.

Molte volte il messaggio viene bloccato dal server del destinatario perché mancano delle intestazioni specifiche nel messaggio o perché vengonono riscontrate delle impostazioni che non consentono la corretta consegna.

Analizzare questi messagi é fondamentale per incrementare i tassi di consegna e quindi le performance delle campagne di email-marketing.

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